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Cos’è l’abbondanza frugale?

Immagine anteprima YouTubeE’ uscito il nuovo libro di Serge Latouche una diagnosi accurata sulla situazione economica attuale, se vi interessa saperne di più vi allego qua di seguito una recensione ed un video che ci racconta una realtà lontana dal paradigma culturale che viviamo ogni giorno, il risultato?Una pace personale, un nuovo umanesimo che fa pace con la natura…Dopo gli studi dedicati al concetto e alla teoria della decrescita economica, Serge Latouche torna a proporre la sua idea di un sistema economico e sociale alternativo a quello capitalistico, riformulandola in termini nuovi: quelli dell’abbondanza frugale, espressione che dà il titolo al suo ultimo libro, fresco di stampa.Detta così sembra una definizione impossibile, un vero e proprio ossimoro, ma l’abbondanza frugale ha un significato che va ben oltre la ridefinizione della “decrescita” – parola che spaventa molti, evocando spettri di sottosviluppo e povertà. Perché l’idea dell’abbondanza frugale si ricollega a una teoria elaborata dall’antropologo americano Marshall Sahlins, il quale ha ribaltato la concezione diffusa di una società primitiva caratterizzata da fame e miseria, a cui sarebbero seguite forme economiche e sociali via via più ricche, fino alla nostra società di consumo, società dell’abbondanza per antonomasia.

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Le nostre vite valgono o non valgono + del debito?

In questo video Marco Bersani rappresentante del Forum Italiano dei movimenti per l’acqua ci parla delle liberalizzazioni del governo Monti e della crisi del debito italiana e poi sempre per stare in tema vi segnalo qua di seguito un interessante contributo che ho trovato su http://rivoltaildebito.globalist.it/ Il peso del debito è utilizzato per giustificare politiche di austerità uguali in tutto il mondo: riduzione delle spese sociali, riduzione del sistema pensionistico, congelamento o riduzione degli stipendi pubblici, aumento della flessibilità del lavoro, privatizzazione di settori vitali come l’acqua, l’energia, i trasporti, la saluta e la scuola, riduzione delle sovvenzioni ai ceti più disagiati, giro di vite su stipendi e salari. Lo spostamento di risorse nel bilancio pubblico dai servizi sociali al pagamento di interessi sul debito è brillantemente illustrato dall’ultima nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza per il 2011: la spesa per interessi di 70,4 miliardi del 2009 è destinata a salire a 94,3 miliardi nel 2014 e la sua incidenza sugli stipendi dei dipendenti pubblici passerà dal 58 al 78 per cento, quella sulle pensioni dal 30 al 35 per cento mentre l’incidenza sulla spesa sanitaria passa dal 63,7 per cento del 2009 al 77,6 per cento del 2014.

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Cos’è il Manifesto-Appello della deCRESCITA-FElice?

Per debito pubblico si intende il debito accumulato dallo Stato nei confronti di altri soggetti, individui, imprese, banche o stati esteri, che hanno sottoscritto un credito sotto forma di obbligazioni o titoli di Stato (Bot, Btp, Cct etc) destinate a coprire il disavanzo di bilancio cioè il deficit. Il debito pubblico italiano a metà 2011 è di 1.911 miliardi di euro, il 120,6 per cento rispetto al Prodotto interno lordo. Nel periodo tra il 1950 e il 1969 quel rapporto è stato del 30%, tra il 1970 e il 1979 è salito al 65%, al 94,7 nel 1990, fino al 108,8 del 2001. Il debito si è così mantenuto poco sopra il 100 per cento per schizzare al 120 per cento tra il 2010 e il 2011.«Non paghiamo il debito», o «Noi il debito non lo paghiamo»? Non sarebbe meglio: «Il debito lo paghino i grandi patrimoni, i grandi profitti, i grandi redditi»?Debiti pubblici, crisi economica e decrescita felice: manifesto-appello del Mdf Il debito pubblico non è un problema di cui è stata sottovalutata la gravità. È il pilastro su cui si fonda la crescita nell’attuale fase storica. È indispensabile per continuare a far crescere la produzione di merci. È una scelta consapevolmente perseguita con una totale unità d’intenti dai governi di destra e di sinistra in tutti i paesi industrializzati.In allegato il manifesto-appello, anche in inglese, tedesco, francese e spagnolo, che riassume le posizioni a riguardo del Movimento per la Decrescita Felice. di Maurizio Pallante e il Movimento per la Decrescita Felice. Nel dibattito politico sulla crisi dei debiti pubblici che si svolge tra i movimenti al di fuori delle sedi istituzionali si utilizzano due slogan come se fossero equivalenti o intercambiabili: «Non paghiamo il debito» e «Noi il debito non lo paghiamo». In realtà, per quanto verbalmente simili, si tratta di due messaggi del tutto diversi e questa ambiguità genera una confusione su cui è necessario fare chiarezza.

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Si può cambiare, o meglio, è necessario farlo?

Immagine anteprima YouTubeTra tutti gli stimoli che ho ricevuto navigando il sito di terranauta.it vi segnalo un articolo di Andrea Bertaglio che parla di un progetto davvero interessante, degno di nota che se si realizzerà diverrà un prototipo molto interessante sto parlando di Passerano Marmorito un piccolo comune in provincia di asti…Città di transizione, Decrescita felice e Comuni virtuosi. Tre realtà con origini diverse, ma da sempre accomunate dal desiderio di muoversi verso un ordine sociale che superi il forsennato consumo di combustibili fossili e di petrolio a basso costo. Tre movimenti che ora hanno deciso di intraprendere un progetto comune, a partire da Passerano Marmorito, piccolo comune in provincia di Asti.di  Si può cambiare, o meglio, è necessario farlo Si può cambiare, o meglio, è necessario farlo. Negli ultimi anni anche in Italia sono sorte interessanti forme di reazione all’attuale degenerazione politica, economica, sociale ed ambientale, che hanno iniziato ad avere una diffusione di un certo rilievo. Tre di queste hanno, sin dalla loro nascita, una comunione di intenti che sta prendendo sempre più forma: Città di Transizione,Comuni VirtuosiDecrescita Felice“Tre modi diversi di affrontare lo stesso tipo di tematiche, perseguendo lo stesso tipo di obiettivi”, afferma Maurizio Pallante, presidente e fondatore del MDF.

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Quando si fa la spesa si esprime un voto?

Immagine anteprima YouTubeFinalmente sento parlare con cognizione di causa, sento dire tra le righe che è giunto il tempo di cambiare, in quanto consumatori abbiamo delle responsabilità precise, ogni volta che facciamo la spesa votiamo, se consumiamo i prodotti delle multinazionali o della grande distribuzione votiamo per il neo-liberismo spinto che ci sta portando al taglio delle pensioni dei servizi del welfare e di tutte le novità relative all’austerity che ci vengono proposte dall’europa ( vedi situazione in grecia, vi ricordo che il debito dell’italia corrisponde 1900 milioni di euro solo di interesse paghiamo 90 milioni l’anno, in realtà fatichiamo a pagare solo gli interessi vien da se che questo è un dramma infinito) Al fine di aiutarvi a fare politica facendo la spesa vi propongo  LA MINI-GUIDA AL CONSUMO CRITICO E AL BOICOTTAGGIO  Edita da “La Tortuga” (PD) e scritta da Adriano Sella e poi un articolo di Vittoria Prisciandaro per approfondire… E’ stata pensata di piccole dimensioni, pratica, tascabile, da portare sempre con se, da usare nei negozi e nelle corsie dei supermercati, nei piccoli come nei grandi acquisti.Siamo convinti che l’azione concreta, pratica, tenace di tanti uomini e donne costituisca una possibile speranza di eliminare l’emarginazione, l’esclusione e lo sfruttamento. Per noi è importante recuperare il senso, il valore, il dovere dell’utopia che è il contrario esatto della rassegnazione. Passare dal Pil al Fil (Felicità interna lorda). Da ciò che misura il portafoglio al termometro della felicità. Non parlano di sacrifici, ma di consapevolezza. Propongono di cambiare il proprio stile di vita per migliorare la qualità dell’esistenza di tanti. Suggeriscono di sfruttare la crisi come “kairòs”, tempo propizio per diventare “virtuosi”, per individuare il superfluo e rinunciarvi.È la filosofia che guida la Rete interdiocesana dei nuovi stili di vita – ventisei diocesi, fino a oggi, distribuite per lo più al Nord – e che anima tante esperienze che al Centro e al Sud indicano percorsi di vita controcorrente. «Non siamo né eroi né santi, ma cristiani responsabili e cittadini solidali», dice padre Adriano Sella, missionario, coordinatore della Rete. «Il nostro è un movimento nato dal basso che vuole coinvolgere le comunità e arrivare anche a livello istituzionale, avere un risvolto politico». L’idea del movimento è che cambiare è possibile senza fare cose straordinarie, ma intervenendo nella vita feriale, da quando ci si alza al mattino a quando si spegne la luce prima di addormentarsi: chiudere il rubinetto mentre ci si lava i denti, senza sprecare acqua; usare lampadine a basso consumo, non lasciare in stand by gli elettrodomestici, fare ogni tanto un “digiuno” da sms, automobile e gratta e vinci; praticare il car-sharing e, soprattutto, capire che fare la spesa non è un’operazione neutra ma “etica”. «Quando si fa la spesa si esprime un voto», spiega padre Adriano, citando l’economista Leonardo Becchetti.

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