18 maggio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in eco-bio, world news
Cari amici, l’effetto serra sta accelerando il ciclo dell’acqua.Lo sostengono ricercatori australiani. Il ciclo dell’acqua è quello che dall’evaporazione produce poi le ricadute di pioggia in una dinamica teoricamente infinita. L’equipe dell’oceanografa Susan Weijffels ha da poco pubblicato un ampio studio al riguardo.Tra tre giorni, i leader mondiali potrebbero trovare un accordo su un piano per fermare il cambiamento climatico! Il piano trasferirebbe alle energie rinnovabili mille miliardi di dollari all’anno che i nostri governi assegnano attualmente a chi inquina. I principali leader inclusi il Presidente Obama sostengono la fine di questi assurdi sussidi, e proprio quest’ultimo ospiterà questo weekend l’incontro del G8. Diamo vita ad un’enorme campagna pubblica affinché Obama guidi questo piano che potrebbe letteralmente salvare il nostro pianeta! Firma la petizione urgente: Questo weekend, gli otto leader più potenti del mondo si incontreranno per il G8 e potrebbero trovare un accordo su un piano che potrebbe letteralmente fermare il cambiamento climatico!E’ pazzesco, ma in questo momento, i nostri governi regalano ogni anno circa mille miliardi di dollari delle nostre tasse ai grandi del petrolio e del carbone che distruggono il nostro pianeta. I principali leader del mondo, incluso il Presidente Obama che ospita il G8, sono già d’accordo per fermare questi finanziamenti a chi inquina. Proprio per questo, se gli chiediamo di mantenere le loro promesse e di dirottare questa incredibile quantità di soldi sulle energie rinnovabili, secondo gli esperti potremmo riuscire davvero a salvare il pianeta! Il tempo delle interminabili discussioni è finito tanto più che i nostri leader hanno già dichiarato di essere d’accordo. Facciamo pressione e costringiamo il Presidente Obama a guidare le più grandi economie del pianeta a far diventare verdi i sussidi che attualmente sostengono chi inquina. Firma la petizione urgente qui sotto e girala a tutti: una enorme campagna li può costringere a prendere una decisione concreta:

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18 maggio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in eco-bio, resilienza
Ci voleva la Norvegia e la sua civiltà per dimostrare che i consumatori hanno voce in capitolo sul mercato e sulla produzione, questo primo esempio a mio avviso è solo la punta di un iceberg, ma ci dimostra che senza violenza e senza tante parole si può praticare una rivoluzione radicale che parte dai consumi e dal modo di concepirli, tutto questo ci potrà portare alla società del domani, un’ umanità capace di rispettare se stessa è il pianeta, di cosa sto parlando? Di questo….Niente auto a benzina a partire dal 2015, la Norvegia punta sull’elettrico. L’industria automobilistica dovrà convertire la sua produzione in mezzi ibridi, elettrici, biodiesel o a idrogeno. La Norvegia così segna un grande punto nella battaglia contro l’inquinamento, battaglia che la Norvegia voleva già intraprendere quando si parlava di protocollo di Kyoto. La Norvegia, insieme a poche altre nazioni del Nord Europa, voleva addirittura rilanciare, portando al 30% la riduzione di anidride carbonica da raggiungere entro il 2015.La decisione di abbandonare l’auto a benzina a favore dell’auto elettrica e dell’ibrido nasce dalla volontà di superare la crisi economica. Il Governo di Oslo ha deciso di vietare la vendita di tutte le auto a benzina, a gasolio e a gas poichè bisogna pensare al futuro, pensare in positivo e decidere di combattere già la successiva crisi, quella climatica, consapevoli che la crisi economica sarà superata.Abbandonare l’auto a benzina e convertire il mercato delle auto è certamente una scelta coraggiosa. Ma anche una scelta conveniente, soprattutto se fosse presa in Italia. Con l’aumento costante della benzina preferire le auto elettriche porterebbe denaro nel portafoglio degli italiani.
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11 maggio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in eco-bio
Cari amici, Il Parlamento brasiliano ha appena approvato una legge devastante per le foreste, perché darebbe carta bianca a taglialegna e contadini per tagliare aree sterminate della foresta amazzonica. Solo la Presidente Dilma può fermare questa legge. Il momento però è propizio: tra poche settimane Dilma ospiterà il più importante vertice mondiale sull’ambiente. Gli addetti ai lavori dicono che per lei il conto da pagare sarebbe troppo salato se dovesse fare la padrona di casa nei panni di quella che ha appena approvato la distruzione della foresta pluviale. In più Dilma sta fronteggiando pressioni interne crescenti: ben il 79% dei brasiliani è contro questa nuova legge. Se ci uniremo a loro ora potremo aumentare la pressione mondiale e prendere a colpi di motosega la legge, non la foresta.Dilma potrebbe decidere in qualsiasi momento: costringiamola a porre il suo veto ora. Clicca sotto per firmare la petizione urgente per fermare questa distruzione pericolosa della foresta amazzonica, e se hai già firmato fai il passaparola con tutti: http://www.avaaz.org/it/veto_dilma_global/?vl La foresta amazzonica è il polmone indispensabile per la vita sulla terra: 20% del nostro ossigeno viene da questa magnifica foresta pluviale, che ha un ruolo fondamentale nell’ostacolare il cambiamento climatico mondiale. Negli ultimi 10 anni il Brasile ha ridotto drasticamente il tasso di deforestazione, facendolo scendere del 78% tra il 2004 e il 2011. Come ha fatto? Con una legge per proteggere le foreste sostenuta da tutto il mondo e con il controllo serrato della sua applicazione anche grazie a un sistema di monitoraggio satellitare.Ma questa nuova legge è molto pericolosa: consentirebbe di deforestare un’area grande quanto la Francia e la Gran Bretagna messe insieme e concederebbe ai taglialegna un’amnistia per tutti i crimini di deforestazione commessi in passato. Questo non solo scatenerebbe la devastazione totale delle foreste in Brasile, ma creerebbe anche un precedente negativo per tutti gli altri paesi. È per questo motivo che è così importante che tutti noi ci attiviamo per proteggerla.

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11 maggio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in eco-bio, resilienza
Questa che segue è una citazione estratta dal libro di Jean Giono “L’uomo che piantava gli alberi” liberamente interpretato anche dall’attrice Lorenza Zambon…Buona visione e buona lettura…Una quarantina circa di anni fa, stavo facendo una lunga camminata, tra cime assolutamente sconosciute ai turisti, in quella antica regione delle Alpi che penetra in Provenza.Questa regione è delimitata a sud-est e a sud dal corso medio della Durance, tra Sisteron e Mirabeau; a nord dal corso superiore della Drome, dalla sorgente sino a Die; a ovest dalle pianure del Comtat Venaissin e i contrafforti del Monte Ventoux. Essa comprende tutta la parte settentrionale del dipartimento delle Basse Alpi, il sud della Drome e una piccola enclave della Valchiusa.Si trattava, quando intrapresi la mia lunga passeggiata in quel deserto, di lande nude e monotone, tra i milledue e i milletrecento metri di altitudine. L’unica vegetazione che vi cresceva era la lavanda selvatica.Attraversavo la regione per la sua massima larghezza e, dopo tre giorni di marcia, mi ritrovavo in mezzo a una desolazione senza pari. Mi accampai di fianco allo scheletro di un villaggio abbandonato. Non avevo più acqua dal giorno prima e avevo necessità di trovarne. Quell’agglomerato di case, benché in rovina, simile a un vecchio alveare, mi fece pensare che dovevano esserci stati, una volta, una fonte o un pozzo. C’era difatti una fonte, ma secca. Le cinque o sei case, senza tetto, corrose dal vento e dalla pioggia, e la piccola cappella col campanile crollato erano disposte come le case e le cappelle dei villaggi abitati, ma la vita era scomparsa…Continua
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29 aprile 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in eco-bio, resilienza
Parlando con amici contadini mi sento dire, la certificazione biologica è una bufala, basta che paghi e te la danno, non produciamo biologico per scelta per stile di vita, per Etica. Ed ora nella rete vedo che non sono i soli a pensarla così, perché sono tanti i contadini che hanno dato vita al Genuino Clandestino. Loro on line scrivono questo…Non vedevo l’ora di uscire dal circuito “industriale” del cibo!Decine di coltivatori, allevatori, pastori e artigiani si uniscono nell’attacco alle logiche economiche e alle regole cucite sulle tycoon dell’agroindustria, per difendere la libera lavorazione dei prodotti e l’immenso patrimonio di saperi e sapori della terra. Da questa rete nasce la campagna genuino clandestino, con uomini e donne da ogni parte d’Italia impegnati in nuove forme di resistenza contadina.Mentre le norme igienico-sanitarie bandiscono dal mercato migliaia di piccoli produttori, il consumatore continua a subire, spesso inconsapevolmente, modelli di produzione del tutto inadeguati a garantire genuinità ed affidabilità nella grande distribuzione. Attraverso il lavoro e le voci dei “clandestini”, si racconta l’evolversi di questa campagna semplice nel suo messaggio ma determinata nelle sue forme, insieme alle implicazioni in materia di alimentazione, sviluppo economico, sfruttamento del lavoro, salvaguardia dell’ambiente, accesso alla terra e all’acqua.
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