27 gennaio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in supermerkatoglobale, world news
Questa inchiesta di Report è dedicata ad una istituzione che tutti conoscono di nome ma che pochi sanno cosa sia: il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e il ruolo che sembrerebbe avere nel mantenimento della povertà nel terzo mondo.Perchè nel 2000 succede ancora questo? Le ragioni sono tante e il nostro Paolo Barnard cercherà di spiegarne almeno una, che parte dall’alto, proprio dal Fondo Monetario Internazionale.Sul banco degli imputati sono dunque i paesi ricchi che fanno parte dell’FMI: gli Stati Uniti, la Germania, la Francia, l’Inghilterra, il Giappone, l’Italia e altri. Sono accusati, siamo accusati, di ignorare le sofferenze che il ripagamento del debito sta causando a questa gente.Cosa e’ il Fondo Monetario Internazionale e cosa fa per migliorare le condizioni dei paesi in africa?E soprattutto cosa sta facendo ora con la Grecia, e presto anche con l’Italia e la Spagna per risolvere i problemi economici.Scoprirete, con sorpresa, che le misure sono sempre le stesse: Austerita’, Privatizzazioni etc. Vi sorprende?In servizio e’ di Report con Paolo Barnard e interventi di Noam Chomsky.La medicina amara per i popoli del Sud Il FMI è un istituto specializzato dell’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) creato insieme alla Banca mondiale durante la conferenza di Bretton Woods nel 1944 e diventato operativo nel 1946; i suoi obiettivi sono l’eliminazione delle restrizioni sul commercio estero, la promozione della cooperazione monetaria internazionale e favorire una crescita equilibrata del commercio mondiale con investimenti su scala globale.Con l’insorgere del problema del debito estero dei paesi in via di sviluppo, l’FMI interviene sempre di più nelle politiche economiche e di sviluppo dei Paesi. Ha imposto piani di austerità con conseguente taglio della spesa pubblica, licenziamenti e privatizzazioni come condizione per accedere ai propri fondi. Fallimentare la gestione della crisi finanziaria asiatico-russa del 1997 per la quale l’Italia ha versato al FMI oltre 7mila miliardi di lire. Il suo intervento piuttosto che prevenire le speculazioni finanziarie le ha legittimate, aumentando i costi sociali ed ambientali per le popolazioni di quei paesi. Presidente dell’FMI e’ Horst Koehler, tedesco
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26 gennaio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in resilienza
Debiti pubblici, crisi economica e decrescita felice… Sentinella, quanto resta della notte? Isaia 21,11 Analisi della situazione e premesse Il debito pubblico non è un problema di cui è stata sottovalutata la gravità. È il pilastro su cui si fonda la crescita nell’attuale fase storica. È indispensabile per continuare a far crescere la produzione di merci. È una scelta consapevolmente perseguita con una totale unità d’intenti dai governi di destra e di sinistra in tutti i paesi industrializzati.Il mito della crescita infinita a debito. Le speculazioni sui titoli pubblici degli Stati più indebitati avrebbero dovuto da tempo suscitare una domanda che tuttavia non è stata mai posta: come mai negli ultimi anni tutti i paesi industrializzati hanno accumulato debiti pubblici sempre più consistenti, fino a raggiungere nel 2010 valori che vanno da un minimo dell’80% del prodotto interno lordo nel Regno Unito al 225,8% in Giappone? Nell’Eurozona, nel corso del 2010 il rapporto debito/PIL è salito dal 79,3 all’85,1%. Eppure il Patto di stabilità firmato dai paesi dell’Unione Europea nel 1999 fissava al 60% la soglia massima di questo rapporto. E inoltre: perché gli Stati e le amministrazioni locali spendono sistematicamente cifre superiori ai loro introiti? Perché il sistema bancario induce le famiglie a spendere cifre superiori ai loro redditi? La risposta è intuitiva: perché la sovrapproduzione di merci ha raggiunto un livello tale che se non si acquistasse a debito, crescerebbe la quantità di merci invendute e si scatenerebbe una crisi in grado di distruggere il sistema economico e produttivo fondato sulla crescita infinita del PIL.Proprio nel tentativo di far ripartire la crescita ed aumentare il PIL, negli ultimi anni in Italia è stata finanziata la rottamazione delle automobili, sono state concesse agevolazioni fiscali per la costruzione di nuove case, sono stati dati incentivi all’installazione di impianti a fonti rinnovabili senza porre vincoli a favore degli autoproduttori né della tutela ambientale, è stata deliberata la costruzione di opere pubbliche tanto costose quanto inutili. Ma gli incrementi della spesa pubblica in deficit non hanno riavviato la crescita, come del resto in tutti gli altri paesi industrializzati, né hanno diminuito la percentuale dei disoccupati, che anzi è aumentata. Insomma, abbiamo speso denaro pubblico, abbiamo aumentato il debito e non abbiamo ottenuto nulla.
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25 gennaio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in resilienza, supermerkatoglobale
E’ possibile affermare che MONTI a tradito il referendum? Secondo Alex Zanotelli Si, lo afferma e lo promuove con questo articolo che ci esorta a salvare l’esito del referendum sull’acqua. Era il 13 giugno, esattamente 7 mesi fa, quando 26 milioni di italiani/e sancivano l’acqua bene comune :”Ubriachi eravamo di gioia… le spalle cariche dei propri covoni!(Salmo,126) E oggi,13 gennaio ritorniamo a “seminare nel pianto..” (Salmo,126) perché il governo Monti vuole privatizzare la Madre. Sapevamo che il governo Monti era un governo di banche e banchieri, ma mai, mai ci saremmo aspettati che un governo, cosidetto tecnico, osasse di nuovo mettere le mani sull’acqua, la Madre di tutta la vita sul pianeta.E’ quanto emerge oramai con chiarezza dalla fase 2 dell’attuale governo, che impone le liberalizzazioni in tutti i settori.Infatti le dichiarazioni di ministri e sottosegretari, in questi ultimi giorni, sembrano indicare che quella è la strada anche per l’acqua.Iniziando con le affermazioni di A.Catricalà, sottosegretario alla Presidenza, che ha detto che l’acqua è uno dei settori da aprire al mercato. E C.Passera, ministro all’economia,ha affermato :”Il referendum ha fatto saltare il meccanismo che rende obbligatoria la cessione ai privati del servizio di gestione dell’acqua, ma non ha mai impedito in sé la liberalizzazione del settore.” E ancora più spudoratamente il sottosegretario all’economia G.Polillo ha rincarato la dose: “Il referendum sull’acqua è stato un mezzo imbroglio. Sia chiaro che l’acqua è e rimane un bene pubblico.
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23 gennaio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in resilienza
Per rispondere a questa domanda mi avvalgo del prezioso contributo del docente universitario ed economista Serge Latouche, Secondo lui i governi europei sono post democrazie dominate dai media e dalla finanza. Il social-liberismo in cui ci vogliono far credere è in realtà un ossimoro: il liberismo non è per niente sociale. La crisi potrebbe segnare la fine del capitalismo per come lo conosciamo, a vantaggio di una forma di fascismo che consenta ai ceti alti di mantenere il loro tenore di vita.CANCELLARE L’IMMAGINARIO SVILUPPISTA E DECOLONIZZARE LE MENTI Di fronte a una globalizzazione che rappresenta il trionfo planetario del tutto-è-mercato, bisogna concepire e promuovere una società nella quale i valori economici smettano di essere centrali (o unici). L’economia deve essere rimessa al suo posto come semplice mezzo della vita umana e non come fine ultimo. Bisogna rinunciare a questa corsa folle verso consumi sempre crescenti. Ciò non è solamente necessario per evitare la distruzione definitiva delle condizioni di vita sulla Terra, ma anche e soprattutto per far uscire l’umanità dalla miseria psichica e morale. Si tratta di una vera e propria decolonizzazione del nostro immaginario e di una diseconomizzazione delle menti, necessario per cambiare veramente il mondo prima che il degrado dell’ambiente e della società ci condanni al dolore. Bisogna iniziare a vedere le cose altrimenti perché possano divenire altre, per concepire soluzioni veramente originali e innovatrici.
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22 gennaio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in supermerkatoglobale
E da tempo che si parla del fatto che le carceri italiane sono diventate una discarica sociale, sono colpe e stracolme e richiedono a gran voce una soluzione immediata, Il nostro nuovo governo neoliberista questa emmergenza la risolve con l’articolo44, ossia liberalizzando.Se vi interessa saperne di più avvaletevi del video inchiesta e di quest’articolo di DEBORA BILLI… Mentre eravamo tutti intenti a preoccuparci di tassisti, crociere e forconi, guarda guarda cosa ti infilano nel decreto “liberalizzazioni” i nostri amici seduti al governo. Una ventina di righe all’articolo 44, mica niente di che, che ancora nessuno ha letto e di cui nessun giornale ha fatto ancora parola.Il provvedimento si chiama Project financing per la realizzazione di infrastrutture carcerarie, ed in sintesi realizza un sogno da tempo coltivato: quello di affidare le carceri ai privati. Si sa, le carceri son piene, mica vorremo un indulto al giorno con tutti i delinquenti che ci sono oggidì. Leggetelo, lo trovate qui. Non solo si permette ai privati costruire le carceri, ma si scrive nero su bianco che al fine di assicurare il perseguimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’investimento, al concessionario è riconosciuta, a titolo di prezzo, una tariffa per la gestione dell’infrastruttura e per i servizi connessi, ad esclusione della custodia.Questo significa che la gestione carceraria, escluse le guardie, è affidata a privati imprenditori. Riuscite ad immaginare cosa significa ciò in Italia, con infiltrazioni mafiose a tutti i livelli ed in special modo nell’edilizia? Che le carceri saranno gestite dai delinquenti.
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26 novembre 2011 di la.redazione.esseoesse.net
in supermerkatoglobale
Di questi tempi si parla spesso di default (insolvenza) di possibile fallimento dell’europa, di debito pubblico, di btp e di bund tedeschi, di spread, ma con tutti questi termini di che cosa stiamo realmente parlando? chi deve cosa a chi? da dove nasce il debito? Con chi c’è lo abbiamo? (Per meta con banche italiane e per metà con banche estere) A quanto ammonta il debito dell’italia? ( 1800 miliardi di euro)Da dove nascono così tanti i soldi? Dove vengono prodotti? Rappresentano un valore reale o hanno solo un valore nominale? In ogni caso li accettiamo tutti come la moneta di scambio che fa girare l’economia. Ma da dove comincia l’economia che ci ha portato fino a qua? In questo grande gioco della finanza predatrice che ci rende tutti schiavi di un sistema malato…Un tempo esisteva l’economia di base, fondata sugli scambi ed il baratto, ad oggi Il nostro sistema monetario si basa sulla moneta, questa un tempo aveva una copertura reale, ossia al valore stampato sulla cartamoneta corrispondeva un equivalente in oro, valore condiviso e riconosciuto da tutti.Con il tempo gli amministratori o i politici per coprire i costo del cogno e poi per trarre un illecito guadagno, hanno diminuito il corrispettivo in oro fino ad arrivare ad un valore della moneta solo nominale, una moneta cioè che non vale nulla di per se, ha valore solo xkè vi è uno stato che garantisce che ne abbia, lo stato diventa il proprietario di tutta la moneta reale ed obbliga i cittadini ad utilizzare la sua moneta, se lo stato fallisce i cittadini perdono tutto.
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2 dicembre 2011 di la.redazione.esseoesse.net
in resilienza
Per capire meglio che cos’è una transition town vi allego qua di seguito un intervista realizzata da Daniel Tarozzi ad Ellen Bermann la rappresentante italiana di questo movimento…Ellen Bermann, in Italia si è cominciato a parlare di città in transizione pochi mesi fa. A che punto siamo? “Siamo tuttora all’inizio di un cammino che promette però molto bene per il futuro; l’approccio Transition Town, infatti, comincia a mettere radici anche qui. Grazie alla forza della rete, singole persone che si sono appassionate all’idea hanno iniziato a coordinarsi tra di loro per far nascere un hub italiano: l’associazione Transition Italia che ha come scopo principale quello di divulgare gli strumenti della transizione e quello di proporre momenti di formazione”.Cosa pensi di iniziative come quelle di Monteveglio, Granarolo, L’Aquila?“Sono i primi germogli sul territorio italiano, che andranno seguiti con cura ed amore in modo che crescano al meglio e possano fungere da ispirazione per quelle che seguiranno. Non dobbiamo dimenticarci che dietro il nome di una città ci sono sempre delle persone. Persone che hanno deciso, con grande coraggio, di prendersi in carico un compito per certi versi mastodontico, ma che spesso dispongono di esigue risorse, sia di tempo che economiche, e che quindi necessitano di una presa di responsabilità quanto più condivisa e di una partecipazione concreta a fattiva di tante altre persone”.
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7 dicembre 2011 di la.redazione.esseoesse.net
in resilienza
Quando il petrolio comincerà a scarseggiare, non vi sarà più la possibilità di accedere all’energia a basso costo, tutto ciò ci porterà ad una rivoluzione culturale che ci costringerà a rivedere i nostri consumi ed il nostro stile di vita.Probabilmente dovremmo ritornare ad un economia del territorio perché non sarà più possibile spostare le merci da un capo all’altro del pianeta. Ma non è detto che tutto ciò sia una cosa drammatica, anzi guardando agli esempi datoci dagli esperimenti sviluppati dalle transition town (città di transizione) ci potremmo ritrovare a sviluppare di nuovo un economia reale fondata sulle relazioni e torneremo ad essere nuovamente una società di produttori, un altro modello di sviluppo…dipende da noi, possiamo ristrutturale le relazioni tra le persone, ed il concetto di crescita, quindi cominciamo noi, mettiamoci insieme e creiamo una forza propositiva nel luogo in cui viviamo. Realizziamo un bilancio di giustizia dando un nuovo significato al nostro vivere
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12 dicembre 2011 di la.redazione.esseoesse.net
in supermerkatoglobale
L’ambientalista Annie Leonard aveva già creato recentemente un bellissimo video ad animazioni La “Storia delle Cose” per uno Stile di Vita piú Sostenibile che esponeva con una tecnica grafica molto accattivante, i grandi limiti dell’attuale sistema economico statunitense e di tutte le economie moderne.
Ora in collaborazione con Climate Justice Now! e il Durban Group for Climate Justice presenta un nuovo video di animazione The Story of Cap & Trade dove spiega la storia e la meccanica del “Cap & Trade“, che in italiano potrebbe essere tradotto come “Taglia e Scambia” del nascente nuovo mercato del carbonio.Il “Cap & Trade” é un sistema non molto diverso da da quello dei permessi internazionali di pesca, i governi stabiliscono un limite massimo (Cap) alle emissioni inquinanti che un paese puó emettere, e poi distribuiscono alle varie industrie un certo numero di permessi che corrispondono a una determinata quantità di emissioni inquinanti.Cosi facendo si verrà a creare un mercato dove verranno scambiati questi permessi di emissione tra le industrie piú ambientaliste che ridurranno le emissioni e quelle che invece continueranno a emettere gli stessi inquinanti (CO2).I problemi e i rischi del “Cap & Trade” stanno nelle regole e modalità di attuazione, come ben spiegato bel video.Trascrizione integrale del testo ( originale in Inglese )Quando ho sentito dire che i nostri leader si stavano incontrando per parlare di soluzioni, ho tirato un sospiro di sollievo. No? Allora mi sono detta, aspetta un attimo. Che cosa hanno in programma per risolvere questo problema?
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22 dicembre 2011 di la.redazione.esseoesse.net
in resilienza
Ecco sta succedendo… In questo periodo storico difficile dove i mercati ogni giorno sono in balia delle tempeste economiche dovute alla speculazione della finanza predatrice del supermerkatoglobale, in sordina ma con fermezza dopo l’islanda si alza un altra voce che si stacca dal coro dei paesi messi in ginocchio dal debito.Si tratta dell’Ecuador che non vuole rinunciare alla propria sovranità e che perciò decide di uscire dal gioco in cui caso vuole che vinca sempre il banco…Non capite di cosa sto parlando? Allora per spiegarmi meglio mi avvalgo di un articolo interessante che vi aiuterà ad approfondire l’argomento…Buona lettura… Come accaduto in Islanda, anche in Ecuador il popolo, guidato dal presidente Rafael Correa, si è rifiutato di pagare il debito. Una commissione appositamente istituita l’ha dichiarato illegittimo in quanto si trattava di un prestito che faceva gli interessi esclusivi di banche e multinazionali e non del paese che avrebbe dovuto aiutare. Un’altra lezione di cui tenere conto. Parliamo di vulcani. E di eruzioni. Tempo fa, in Islanda, l’impronunciabile vulcano Eyjafjallajökull sbuffava nubi di ceneri bianche mandando in tilt i collegamenti aerei di mezzo mondo; allo stesso tempo il popolo islandese decideva di sollevarsi contro i poteri forti della finanza globale. Nell’altro emisfero, in Ecuador, da qualche anno si è risvegliato il potente Tungurahua – appena più facile da pronunciare, ma neanche poi tanto – proprio nel periodo in cui il presidente Rafael Correa dichiarava il debito estero che gravava sulle spalle dei suoi cittadini “illegittimo ed illegale”.
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4 gennaio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in eco-bio, resilienza
Energia a basso costo sta terminando, anche se nessuno c’è lo dice apertamente lo si può constatare dal continuo aumento delle tariffe che troviamo sulle nostre bollette. A tal riguardo è bene incentivare la ricerca sulle energie alternative, coibentare il più possibile le nostre case al fine di non disperdere nulla, ma sopratutto cominciare a pensare in un modo diverso ai nostri consumi energetici. Per approfondire meglio questo tema vi allego qua di seguito un filmato “Il presente sostenibile” è stato realizzato dagli stagisti del Corso di Laurea in Scienze della Comunicazione presso il Laboratorio Multimediale di Ateneo (Progetto Sviluppo Rete Informatica – SRI), con il coordinamento scientifico del prof. Andrea Candela. Inoltre per chi avesse fame di sapere qualcosa in più sulle evoluzioni del solare vi inserisco qua di seguito un articolo di Paolo Magliocco…Arriva il pannello solare che produce caldo, freddo ed energia elettrica in piena autonomia, brevetto italiano. L’idea a Francesco Negrisolo è nata proprio con la classica illuminazione improvvisa, quella dell’eureka di Archimede. Ma da quando gli è piovuta nella testa ha continuato a svilupparsi, mese dopo mese e anno dopo anno, fino a coinvolgere altre persone che hanno cominciato a crederci come lui, fino a diventare un progetto e poi un prototipo, a convincerlo a lasciare il proprio lavoro per dedicarsi quasi solo al suo sviluppo fondando una società, fino a trovare il sostegno dei “business angels”, gli angeli degli imprenditori che hanno deciso di finanziare la sua impresa e rischiare con lui. E adesso l’idea di Francesco Negrisolo sta per diventare un prodotto pronto per il mercato.
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6 gennaio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in resilienza, supermerkatoglobale
Sembra proprio che uno dei temi caldi della campagna elettorale per il candidato a sindaco sarà il teleriscandamento, ebbene confesso non sapevo che cosa fosse…Così ho chiesto ad internet e mi sono fatto un idea, a tal riguardo se vi interessa qua di seguito vi allego un video di zerogas.it ed un artico di Mauro Alberti e Antonio Sileo. Buon Divertimento…TELERISCALDAMENTO: UN MONOPOLIO DA REGOLARE… Il teleriscaldamento è in decisa espansione. Tra i vantaggi principali ci sono una maggior sicurezza, maggiori benefici ambientali, risparmio energetico e possibilità di ricorrere alle rinnovabili. Significativi sono gli aiuti che arrivano dalla legislazione comunitaria e dagli incentivi nazionali. Si tratta però di un esemplare caso di monopolio naturale esercitato a livello locale. Perché l’utente finale una volta effettuato l’allacciamento non ha di fatto la facoltà di cambiare fornitore. Purtroppo è anche molto poco regolato, almeno in Italia.Il teleriscaldamento è una forma di riscaldamento che consiste nella distribuzione di un fluido termovettore, attraverso una rete di tubazioni isolate e interrate. Il fluido, che può essere acqua calda surriscaldata o vapore, proviene da una centrale di produzione e arriva alle utenze per poi tornare alla centrale.
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21 gennaio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in supermerkatoglobale
Mi sono chiesto ma non è che forse gran parte dei nostri problemi economici e politici derivano dal trattato di lisbona? Ebbene per soddisfare la mia curiosità ho trovato il risultato di un inchiesta di Paolo Barnard questo giornalista di tutto rispetto mi ha aiutato a capire che cos’è il trattato di Lisbona…Pensate: stiamo tutti per diventare cittadini di un enorme Paese che non è l’Italia, governati da gente non direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto, e veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e molto altro ancora. E’ il Trattato di Lisbona, vi sta accadendo sotto al naso, qualcuno vi ha detto nulla? Ribadisco: fra poco Montecitorio potrebbe essere un palazzo dove qualche centinaio di burocrati dimenticati si aggirano fingendo di contare ancora qualcosina; fra poco la Costituzione italiana potrebbe essere un poemetto che viene ricordato agli alunni delle scuole come un pezzo di una vecchia storia; fra poco una maggioranza politica che non sa neppure cosa significa la parola calzino potrebbe trovarsi a decidere come noi italiani ci curiamo, se avremo le pensioni, cosa insegneremo a scuola, come invecchieremo, o se dobbiamo entrare in guerra, e così per tutto il resto della nostra vita. Altro che Cavaliere, altro che Brunetta o Emilio Fede.
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6 gennaio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in resilienza, supermerkatoglobale
Ed eccoci nell inverno italiano del 2012, lo si sapeva che sarebbe stato un periodo difficile, che eravamo in recessione, ma fino a qualche tempo fa “la recessione” sembrava una cosa astratta e lontana dalla nostra quotidianita. Ed invece eccola qua,la crisi, quella reale, quella che sconvolge le vite delle famiglie che fino a ieri viveno senza mettere in discussione gli standar dello stile di vita italiano. Oggi niente puo piu essere dato per scontato artigiani,operai, impiegati, tecnici specializzati insomma tutta la forza lavoro italiana che per anni ed anni si e’ spesa per fare crescere le piccole imprese’, le industrie e le aziende adesso si sente dire:” non ci servi piu puoi startene a casa“. Gli industriali delocalizzano le aziende se va bene mettono in mobilita, se va male, come nel caso dell’alpitour,vendono a dei fondi di investimento, banchieri che giocano a monopoli con i posti di lavoro della gente, ossia persone e persone con famiglie a carico, quelli che prima venivano considerati numeri ora vengono definiti costi, bisogna tagliare, tagliare e tagliare, perche’ bisogna solo guadagnare, continuare a produrre ma tagliare costi, famiglie, persone. Ma dove ci portera tutto questo? Come si puo pensare di continuare a produrre se si diminuisce la forza d’aquisto della maggioranza delle persone? Chi comprera’ tutte queste merci o servizi? Quest’acquirsi delle disparita sociali non fomentera rabbia e violenza? Perche il lavoro e diventato una merce? Non e forse ora di pensare ad una nuova politica del lavoro legata al territorio e non alla finanza e alla sue speculazioni.La politica locale riuscira’ a tutelare questi lavoratori? Puo’ una azienda che fino a ieri ha preso risorse e sovvenzioni dal territorio svegliarsi una mattina e dire qua ho preso tutto cio’ che c’era da prendere, quindi ora me ne vado, grazie di tutto e a presto
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18 gennaio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in eco-bio
Questo è un progetto che sto seguendo da tempo, sembrava che si stesse affossando ed invece…Visto che in tanti mi state richiedendo più informazioni ho cercato qualche contributo in più, eccovi i risultati della mia ricerca…Comprare Auto ad aria compressa Auto ibride o elettriche? Dimenticatevele. Arriva l’auto contro la quale nessun’altra, ad oggi puo’ competere: l’Air Car, ideata dalla MDI francese e la cui licenza alla produzione in India è stata acquistata dalla casa automobilistica Tata Motors.La data di inizio produzione è prevista per il 2009, per l’esattezza in primavera. Si tratta di un’auto alimentata ad aria compressa che non produce alcun tipo di emissione inquinante, raggiunge i 120 km orari e 200 km di autonomia. Per un pieno si spedono circa due euro.I costi di quest’auto ad aria compressa sono davvero contenuti: non si arriva ai 5000 euro.L’azienda ha tuttavia sviluppato anche un mezzo ibrido che combina aria e benzina, diesel o etanolo.MDI ha dichiarato che la prima auto ad aria compressa sarà prodotta in Francia per la compagnia Air France entro giugno 2009. Le vetture saranno disponibili per il pubblico a partire dalla fine del 2009. L’MDI ha sviluppato diversi modelli di Air Car concepiti per ospitare da due a sei passeggeri. Un tipico tre posti auto, che era stato presentato in precedenza, è di circa 2,65 metri di lunghezza (inferiore a quello della Tata Nano 3,1 metri) e 1,62 metri di larghezza (più ampia di Nano). Sebbene il prezzo della vettura sarà annunciato ufficialmente in occasione del lancio, il prezzo dovrebbe partire, per i modelli base, da meno di 5000 euro.
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18 gennaio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in eco-bio
Il 12 e 13 giugno scorsi 27 milioni di donne e uomini hanno votato per l’acqua come bene comune e per la sua gestione fuori dalle logiche di profitto.Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione.Ad oggi il profitto non è stato eliminato dalle tariffe idriche e la ripubblicizzazione del servizio viene ostacolata. A quella straordinaria esperienza di democrazia i poteri forti hanno risposto con un attacco diretto al voto referendario: il Governo Berlusconi ha riproposto ad agosto le stesse norme abrogate e l’attuale Governo Monti prepara nuove privatizzazioni, compreso il servizio idrico, con un decreto legge.Noi non ci stiamo. Il 18 e il 19 gennaio ci saranno mobilitazioni in tutto il territorio nazionale: non permetteremo che la volontà popolare venga abbattuta a colpi di decreto, di Antitrust o di direttive europee. Metteremo in campo ogni strumento utile alla difesa dei referendum, a partire dalla campagna di obbedienza civile lanciata da noi del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua.L’applicazione dei referendum è la prima e la più urgente emergenza democratica nel nostro paese.È per questo motivo che giovedì 19 gennaio a partire dalle 12:00 saremo presenti con un presidio di fronte alla prefettura di Cuneo.
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19 gennaio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in supermerkatoglobale
La risposta esatta è “Negozi sempre aperti, l’ultima frontiera del capitale” per approfondire vi allego qua di seguito un interessante intervista a Pasolini che haimè risulta essere una cassandra contemporanea ed un articolo di Piero Bevilacqua che ci dice:”« Scriveva Marx che nella società capitalistica i paesi industrialmente più avanzati indicano agli altri il proprio avvenire. Chi è più avanti nello sviluppo anticipa trasformazioni e fenomeni che anche gli altri, più indietro nel processo di modernizzazione capitalistica, conosceranno qualche decennio più tardi. Questa analisi-profezia, che ha resistito gagliardamente alla prova del tempo, sembrava essersi appannata nella seconda metà del XX secolo, quando un capitalismo incarnato e imbrigliato nelle culture e nelle istituzioni nazionali sembrava dare a ciascun paese un proprio Sonderveg , come dicono i tedeschi, un proprio originale sentiero. I paesi europei, ad esempio, col loro solido welfare , si distinguevano dagli Usa e sembravano capaci di contenere e filtrare i fenomeni più dirompenti che in quel paese facevano da avanguardia. Ma questo scarto è durato poco e, sotto la furia del pensiero unico – che nell’ultimo trentennio ha visto capitolare molti antichi presidi nazionali di costume e di cultura – lo sguardo anticipatore di Marx ha acquistato un nuovo e lucente smalto. Oggi abbiamo la possibilità di osservare sul nascere, e per così dire in vitro , come si afferma e diventa generale tale tendenza, chi sono i soggetti che la promuovono, quali motivazioni la sostengono. La proposta del governo italiano in carica di prolungare l’orario di lavoro dei negozi è, a dispetto delle apparenze, un sontuoso cavallo di Troia che nasconde nella pancia alcuni fenomeni già all’opera nelle “società più avanzate”. Sembra una semplice iniziativa volta a facilitare gli acquisti dei cittadini-consumatori e naturalmente cova la speranza di innalzare il ritmo dei consumi. Ma essa contiene molto altro, costituisce il tassello di un processo, in atto da tempo, di distruzione di un modello di civiltà.
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20 gennaio 2012 di la.redazione.esseoesse.net
in supermerkatoglobale
La risposta a questa domanda me la da un video che contiene l’intervento di Marco Boschini coordinatore del movimento Comuni Virtuosi a cui allego un interessante inchiesta partecipata promossa da Pietro Raitano…Un esperimento: vogliamo realizzare un servizio giornalistico multimediale, con l’aiuto di tutti voi. Mentre l’Italia è inghiottita dal cemento -o meglio, da quella complessa filiera che distrugge il paesaggio, che parte dalle cave e arriva alle grandi opere- esistono numerosi enti locali che lavorano per opporsi all’“incendio grigio” e alle sue “conseguenze”. Vogliamo raccogliere le storie di sindaci e cittadini che non cadono nella “trappola” degli oneri di urbanizzazione, né in quella delle “compensazioni”, tantomeno cedono al “ricatto” occupazionale. Ecco come possiamo farlo insieme.Vogliamo provare a raccontare queste storie di “resistenza locale”, e vogliamo farlo col vostro aiuto. E attraverso la Rete.Fate un salto su www.timu.it: si tratta di una piattaforma realizzata dalla Fondazione <ahref di Trento (www.ahref.eu) al servizio di persone, associazioni e comunità che “vogliono informarsi e partecipare a una nuova informazione come bene comune”.
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